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sabato 2 aprile 2016

D-Mannosio e cistite ricorrente da entero-batteri



La cistite ricorrente e/o interstiziale è uno dei sintomi che può presentarsi prima o poi nelle persone dignosticate o in attesa di diagnosi di Fibromialgia.

Il passaggio di germi fecali dall'intestino alla vescica che provocano cistiti ricorrenti e con urinocoltura negativa, avviene attraverso il sistema linfatico e non solo per via esterna e scarsa igiene come vorrebbero sostenere in letteratura medica.

La causa parte sempre dalla disbiosi intestinale provocata da errori alimentari stress in eccesso.
Anche in questo caso ripristinare la funzionalità dell'apparato intestino è fondamentale e risolutivo.

Coadiuvante in aiuto delle cistiti croniche e interstiziali è il D-Mannosio una molecola che ingloba i batteri fecali (enterococco ed Eschrichia Coli) e se ne trova nel mirtillo rosso.

Fondamentale è ripristinare le attività dell'intestino con Serplus , Zinco e Dieta salutariana.
Ovviamente bere molto per diluire le urine e percepire anche meno fastidio dal sintomo bruciante alla minzione.
Uno dei miei rimedi che adottavo in emergenza prima di occuparmi in modo radicale della salute intestinale, era uno dei "rimedi della nonna", il decotto di cipolla.
Ricetta del decotto di cipolla:
Prendere una grossa cipolla o due piccole e dividerle in 4 parti, immergere i pezzi in 500 ml di acqua e fare bollire 10 minuti. Filtrare e bere (anche diluito, se risulta sgradevole) durante tutta la giornata. Ripetere l'operazione al bisogno. E comunque se non passa provvedere curando l'alimentazione e l'intestino nel modo che già indico sopra attraverso il link.


Morena 


Mirtillo rosso (Cranberry)
La sua utilità è stata molto dibattuta in sede dell'Efsa nel claim salutistici, il mirtillo contiene antiossidanti in particolare proantocianidine che aiutano l'organismo a lottare contro i batteri. Molto probabilmente è un problema di concetrazione di mirtillo che in alcune bevande è un po' come dire serve più per dare colore che altro, mentre invece alcuni prodotti come capsule in erboristeria contengono il 36 mg. di proantocianidine che è il limite minimo ritenuto effiicace dalle autorità sanitarie

Mirtillo Rosso D-Mannosio?
Secondo invece dei nuovi ricercatori il mirtillo rosso ha un effetto positivo nella prevenzione e terapia della cistite grazie alla presenza del D-mannosio, uno zucchero semplice contenuto nel mirtillo rosso, anche se questa tesi non trova concorde tutta la comunità scientifica, ma nel caso di E.Coli ci sono più studi concordanti.

 Dal sito Cistite. inf.Aps Onlus

 Il D-mannosio, attaccandosi alle zampe dei batteri impedisce la loro adesione alle mucose urinarie. Per fare un esempio possiamo paragonare le lectine batteriche alla parte uncinata di un velcro e la vescica alla parte lanuginosa. L'adesione dei due è fortissima. Il mannosio presenta la stessa “lanetta” della vescica e riesce ad attaccarsi ai batteri prima che si attacchino altrove. Una volta uniti al d-mannosio i batteri non possono più aderire alla vescica e restano beanti nell'urina venendo eliminati attraverso la minzione. La capacità adesiva dei batteri al mannosio è superiore a quella degli stessi verso la vescica, pertanto il d-mannosio riuscirà a staccare anche i batteri già ancorati alla mucosa e a calamitare quelli penetrati in profondità. Per questo motivo nei primi periodi di assunzione di mannosio è facile, pur in assenza di sintomi, riscontrare urinocolture positive (e talvolta con cariche batteriche addirittura più alte del solito): perchè i batteri rilevati sono quelli che stiamo eliminando dalla vescica e l'assenza di sintomi dimostra che si tratta di innocua batteriuria e non di cistite.

mercoledì 30 marzo 2016

Uscire dalla depressione si può



Lo so bene che dire ad un depresso " guarda, si può risolvere anche così... " potrebbe per lui equivalere ad una bonaria quanto inutile pacca sulla spalla.
E questo, sia che si trovi in una temporaneità dei sintomi, che in una forma di depressione di più lunga durata, ma so anche, che una parte di loro ascolterà e farà tesoro di alcune piccole indicazioni e strategie.
Personalmente , da ex-depressa, immaginavo di salire su un elicottero e di iniziare a guardare i problemi diventare più piccoli e distanti , via via che il volivolo su cui immaginavo di essere mi portava lentamente sempre più in alto.
Si può anche visualizzare di essere su una mongolfiera, non fa rumore, ma è più difficile da guidare...
scegliete voi.
buona giornata depresssini
( che poi a volte le cose diventano più grandi di noi anche a seconda del nome che diamo... magari è una momentanea tristezza, e non proprio depressione).



L'infiammazione intestinale come causa della depressione. 
Il mio invito a REAGIRE !!
Antidepressivi naturali
La nostra mente è tanto potente da permetterci di influire sul nostro stato fisico 

UNO PSICHIATRA CHE NON ASSUMEREBBE MAI ANTIDEPRESSIVI

La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria al London University College ed autrice di «The Myth Of The Chemical Cure»[Il mito delle cure chimiche].
«Esercito la psichiatria da oltre 20 anni e nella mia esperienza gli antidepressivi non fanno nulla di buono. Non li prenderei mai in nessuna circostanza, nemmeno se pensassi al suicidio.
Tutta la ricerca mostra che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi  fanno sentire le persone un pochino meglio di un placebo, ma non significa che di fatto curino la depressione.

Dopo tutti questi anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico nel cervello, dunque è discutibile tutta l’idea che noi possiamo trattarla con sostanze chimiche.
Io credo che la depressione è una reazione estrema alle nostre circostanze, ed il modo migliore per riprendersi è elaborare e lavorare sulla causa. A volte questo significa terapie che implicano dialogo, a volte significa  modificare le circostanze come per esempio trovare un nuovo lavoro o guardare in faccia problemi relazionali.
Ovviamente ci sono alcune persone  che sono depresse senza un motivo apparente, ma comunque non c’è evidenza che essi soffrano di una malattia cerebrale o che gli antidepressivi possano aiutarli. La cosa migliore resta cercare e trovare delle nuove cose che spezzino il cerchio di pensiero e comportamento.
Gli antidepressivi sono delle medicine psicoattive, che alterano la mente come fanno l’alcool o la cannabis ed io ho sempre pensato che se fossi depressa, vorrei conservare tutte le mie facoltà per uscire dallo stallo e non vorrei ritrovarmi ottenebrata da nessuna medicina, i cui effetti in realtà non comprendiamo».

Continua a leggere: 
Ecco alcune delle cure che i medici non farebbero mai.
Così come l'80% degli oncologi non farebbe mai la chemioterapia .

domenica 27 marzo 2016

Relazione tra intestino, epilessia, autismo e fibromialgia

 

Dott. Paolo Mainardi

 Commento del prof. Paolo Mainardi  :

Ho intitolato il mio libro "Alla ricerca dell’una (medicina)", perchè penso che la medicina sia una, quella che cura
Lo studio dell’asse intestino-cervello ci permette di comprendere diversi aspetti “strani” del corpo umano e rappresenta una chiave di congiunzione tra le diverse filosofie della medicina.
Purtroppo, oggi vengono ignorate delle evidenze sul funzionamento dell’intestino, spesso ridotto ad un sistema postale (svizzero), capace di far arrivare cosa vogliamo dove vogliamo, come ad esempio melatonina nel cervello, ammino acidi ramificati nei muscoli, collagene nelle articolazioni, etc. Ma non è così, sappiamo che l’intestino è in grado di riconoscere cibo già ingerito e comunque la sua risposta ai nutrienti è modulata dall’ambiente esterno. 

Quindi la stessa proteina, carboidrato o grasso può dare risposte diverse nello stesso individuo a seconda delle condizioni ambientali. Sappiamo anche come sia riduttivo dividere gli alimenti in proteine, grassi e carboidrati, dato che all’interno di ciascuna categoria abbiamo cibi buoni e no buoni: proteine che infiammano l’intestino, altre che non infiammano. così per carboidrati e grassi.
Questa considerazione permette di rispondere a Campbell quando dice che i risultati degli studi sugli integratori sono controversi. E’ infatti possibile trovare lavori favorevoli o contrari a diete ricche di proteine, o di carboidrati o di grassi, in quanto i risultati dipendono da quali grassi, carboidrati o proteine sono state testate.
Anche il puntare il dito contro la caseina mi lascia perplesso. Le differenze tra il nostro latte (umano) e gli altri è sul contenuto di sieroproteine, gli altri latti contengono sieroproteine che il nostro non contiene e che sono responsabili delle reazioni avverse. Queste reazioni sono dovute ad una scarsa tolleranza dell’intestino e un intestino sano deve essere tollerante.
Una dieta a privazione non risolve il problema di un intestino che non sta dando risposte corrette, queste anche nei confronti di agenti patogeni che alla lunga possono produrre sintomi ben più gravi di una dermatite o di un gonfiore post-prandiale.
Mi sembra arduo proporre la caseina come agente oncogenico, dato che è la stessa che è presente nel nostro latte, che precipita nell’ambiente acido dello stomaco, formando pietre. Da queste gli enzimi staccano singoli ammino acidi o piccoli peptidi, poco assorbiti dall’intestino. Infatti, assunzioni orali di caseina non producono un aumento sensibile dei livelli plasmatici degli ammino acidi che la costituiscono. Questi, poi, sono per la maggior parte non essenziali, quindi sintetizzabili dai grassi. 

Secondo Campbell, un ammino acido non essenziale, esempio acido aspartico, manterrebbe memoria della sua provenienza, se sintetizzato da un grasso, oppure proveniente dalla dieta proteica. Solo in questo caso si rivelerebbe oncogenico. Curiosamente tra i peptidi medi che si ottengono dalla demolizione enzimatica della caseina sono stati isolati alcuni con specifiche azioni prebiotiche, anti-infiammatorie, intestinali. Quindi utili per il nostro intestino.
Infine, ricordo che la maggiore maturazione dell’intestino, organo che deve imparare a proteggerci, avviene durante lo svezzamento, quindi una corretta maturazione dipende da una adeguata esposizione agli antigeni. 

Già il parto cesareo è riportato diminuire la prima maturazione indotta dal colostro, in quanto manca una prima infestazione batterica. L’allattamento artificiale andrebbe consigliato solo se indispensabile, in quanto riduce il processo di maturazione. I vaccini, quelli utili, andrebbero somministrati quando l’intestino è sufficientemente maturo, rispettando i criteri di esclusione applicati negli studi clinici sulla loro sicurezza (esempio stati febbrili, somministrazione di antibiotici, etc). Infine lo svezzamento andrebbe proposto quando il neonato lo richiede, senza forzarlo e ritardarlo.
Dobbiamo metterci in testa che una errata maturazione intestinale corrisponde ad un abbassamento delle nostre difese, sappiamo che se qualcosa va storto nel programma di sviluppo neonatale si acquisiscono nuove vulnerabilità (oltre a quelle acquisite geneticamente) i cui sintomi si possono manifestare anche in età adulta.

Dobbiamo comprendere meglio la filosofia del nostro corpo, cercare di rispettarla e di sfruttarla a nostro vantaggio.