Lo scopo di questo Blog è diffondere il mio percorso alla ricerca di risposte sulla Fibromialgia per la diagnosi, la cura e i motivi del mancato riconoscimento di invalidità da parte del SSN.
Con l'avvento di internet, molti malati, desiderosi di colmare le lacune della medicina, si sono addentrati nel linguaggio medico, persi tra nozioni spesso incomprensibili o incomplete.
Pertanto cerco di tradurre questo linguaggio e, talvolta smentirlo, qualora dovessi riscontrare incongruenze.
Che la Fibromialgia sia una malattia ostinata e subdola è fuori dubbio, ma sono qui per semplificare e ricomporre con voi i pezzi del puzzle, visto che sono riuscita a sconfiggerla abbandonando tutte le congetture fatte da specialisti del settore.
Nessuno meglio di noi può fare qualche cosa per sconfiggere una malattia così strana e su cui si sono spese fiumi di parole senza alcun risultato.
Da anni c'è una discussione fra i malati perché alcuni medici definiscono la Fibromialgia una malattia Neurologica, altri credono che sia Autoimmune ma fra i litiganti arriva Popolo Fibro a rimettere a posto i pezzi del puzzle.
Che la Fibromialgia sia di origine Neurologica, Autoimmune , Genetica o Reumatica, a noi cosa ci cambia? Proprio nulla.
Perchè nessuna di queste branche ha mai dato una risposta di cura
efficace che sia durata per piu' di una settimana e quindi frustrazione e depressione che aumentano, generando ancora piu' dolore. Dopo un pò qualsiasi farmaco diventa inefficace e per contro ha creato altri problemi indesiderati . Quindi, per quel che mi riguarda, sono solo chiacchiere da parte degli specialisti finalizzate ad avere piu' clienti. Ognuno di noi dovrebbe studiarsi a fondo e trovare la chiave dell'innesco che ha prodotto il blocco fisico. Lavorare su quello e non ascoltare chi dice che è impossibile uscirne.
PROPOSTE
I capisaldi per una buona cura della fibromialgia, viste le testimonianze restano le seguenti
disintossicazione da farmaci, additivi, metalli pesanti e parassiti vari (intendo anche persone tossiche che rubano energia)
limitazione di situazioni di vita stressanti
Integrazione di vitamine e minerali ad hoc
esercizo fisico leggero , ma costante
riuscire a dormire
trovare attività ludiche che danno soddisfazione, la vita non è un continuo sacrificare se stessi per gli altri
LA STRATEGIA
Non bisogna per forza fare tutto in una volta e nella stessa
successione, ma senza dubbio mettere in porto un progetto del genere ed a
360 gradi, darà piu' frutti che
provare qualche blando integratore prendendo ancora farmaci per poi dire che non ha funzionato
sforzarsi di fare solamente attività fisica e con un corpo rigido non
è il massimo e si rischia di farsi male (tranne in piscina calda)
altrettando brutto è il rinunciare a muoversi
solo disintossicarsi è
buono, ma è piu' difficile farlo se il corpo ha delle carenze, una
volta ristabilite, si ha piu' forza di superare crisi curative dovute a
cambi di dieta e digiuni
puntare tutto solo sul riposo notturno è quasi giusto, ma c'è qualcosa di infallibile per questo?
pensateci...
La Meditazione ed il respiro
Non dico certamente nulla di nuovo e di inesplorato, ma le tecniche che vengono in nostro aiuto dovrebbero essere prese piu' in considerazione da una persona con un corpo che grida fibromialgia da ogni parte. E' un corpo che chiede di rallentare, non fermarsi completamaente, ma andare piu' piano e reimparare a muoversi con grazia. Questo serve a ristabilire movimenti bloccati e dolorosi. Non permettete a nessuno di spingervi oltre il vostro punto di stop e stanchezza quando fate esercizi.
Prendete la fibromialgia come una opportunità anziché una disgrazia. Lamentarsi, a lungo andare deteriora la vostra coscienza e vi farà sentire sempre peggio.
Meditare significa fermarsi e sentire il respiro entrare ed uscire, meditare significa concedersi degli spazi durante la giornata in cui stare solo con noi stessi, significa chiudere gli occhi in uno spazio tranquillo, spegnere il telefono e concentrarsi sul respiro.
Da un mio post del gruppo Popolo Fibro Relax (facebook)
Ho provato il Vipassana, la meditazione e la slow motion come
tecniche che avevo usato in passato quando stavo bene, e le ho trovate utili da
applicare alla fibromialgia negli stati dolorosi e blocchi.
Quando c'è un movimento che genera dolore, invece di contrarsi bisogna
restare lì, respirare e fare il movimento lo stesso, ma ad una velocità
di 1 millimetro al secondo, ci si accorgerà che la mobilità c'è ancora, il dolore diventa impercettibile, e
questo genera in noi il senso di soddisfazione ed a seguire si formerà piu' serotonina, che genera superamento del dolore, così da rendere piu' facile i movimenti successivi.
Penso che questa elaborazione non sia solo una teoria scaturita dalla mia esperienza di fibromialgica, ma anche dimostrata dalle discipline orientali.
Con questo aiutino mentale applicato sul fisico sono riuscita a sbloccare in autonomia il movimento e senza aiuto di farmaci. Era un dolore acuto con blocco (Spalle e lombari) durava da qualche giorno, ma un dolore per cui negli anni addietro sarei andata in Pronto soccorso).
Perché non vi parlo mai di alimentazione ed intestino?
E' senza dubbio importante il come ci alimentiamo per avere una buona salute, ma si sono create differenzazioni sociali per chi può e chi non può comprare biologico, e non voglio urtare la sensibilità di nessuno. Ma poi, esiste veramente il biologico puro?
Di intestino non parlo, perché non sono una esperta e lascio che gli specialisti del Microbiota facciano il loro lavoro. Cerco di occuparmi di piu' dei neuroni che influiscono sull'intestino, è l'ansia che gratta ed irrita piu' del cibo a volte, ed è quella su cui cerco di lavorare.
Ma vediamo le novità proposte dai medici
La mia analisi di un metodo pubblicato su Pub Med per la cura della Fibromialgia
Da un mio post nel gruppo
Buongiorno amici di Popolo Fibro Relax, come spesso accade sono bersagliata di annunci e messaggi che mi indicano questa o quell'altra cura con richiesta di mio giudizio ed obiettivamente rispondo.
Ringrazio la persona che mi ha mandato questo spunto di riflessione.
Analisi di un sistema di cura
E' senza dubbio una mossa giusta quella di pubblicare uno studio su PubMed
Ma vi dirò qual è la mia osservazione.
Analizziamo
39 pesone con Fibromialgia studiate che hanno avuto una riduzione del dolore del 67% con l'uso di un campo magnetico a frequenza estremamente bassa.
Non dicono in che fase di fibromialgia erano le partecipanti, non dicono nemmeno se erano sotto terapia farmacologica, quindi è una campionatura di soggetti diversi?
La loro conclusione è che mitiga il dolore finché si fa la terapia con basse frequenze. E poi?
Questo è un altro modo per rimanere dipendenti ad una macchina che fa il lavoro per te, a mio avviso.
Questo gruppo di ricercatori italiani, magari anche in buona fede, ha fatto questo studio per tre mesi e poi?
Poi, per avvalorare tale studio necessitano di altre "cavie", per così dire, e le persone con fibromialgia accorreranno numerose, sempre disperate e desiderose di trovare una cura.
Non sto discutendo sulla reale efficacia di questo trattamento, ma del fatto che per certificare appieno un metodo la scienza ne chiede la ripetibilità su larga scala, allora secondo un certo punto di vista è una sperimentazione a tutti gli effetti, ma chi la paga?
Sempre le pazienti, perché questi dottori (Vedi sito Althea) che allestiscono la Limfa (apparecchio che emana basse frequenze elettromagnetiche) , non lo faranno certo gratis (sto giusto aspettando una mail in risposta a mie domande sui costi e vi farò sapere)
In un mondo diverso e piu' giusto, le cose dovrebbero essere fatte diversamente.
Come dovrebbe essere?
Si dovrebbe dire, bene signori, abbiamo trovato questo metodo e lo vogliamo sperimentare su larga scala, lo presentiamo al ministro della salute e lo facciamo approvare per finanziare qualche progetto nelle Asl e dove sperimenteremo, senza promessa di completa guarigione e senza alcun ticket, per le pazienti con diagnosi di Fibromialgia.
Le stesse modalità sono accadute con la Iperbarica e con l'integratore Normast.
DOMANDA
C'è una volontà da parte degli operatori della salute che cozza con le direttive del ministero, oppure sono complici?
Fibromialgia e Riconoscimeto del ticket per visite esami e trattamenti
Da anni ormai si combatte su vari fronti e tutte le iniziative hanno sempre portato in un vicolo cieco.
La mia opinione è che non c'è nessuna volontà da parte della politica di migliorare le condizioni di salute dei sofferenti di Fibromialgia, Mcs ed Me.
Per questo motivo avere referenti che chiedono alla Lorenzin prima, ed alla Grillo oggi, non serve se si parte col piede sbagliato alla ricerca di un riconoscimento, purché sia.
Questo è Popolo Fibro Relax, ovvero, combatti la Fibro che è in te, ma con assoluto ralax e soprattutto usa la testa, che il corpo lo sistemiamo con altre cose.
Non posso continuare a farmi appioppare l'etichetta di malata a vita quando i sistemi di cura ce ne sono di molto piu' efficaci
Traduzione dello studio pilota a cui mi riferisco nell'articolo oggetto di analisi
Efficacia del campo magnetico a frequenza estremamente bassa nel dolore da fibromialgia: uno studio pilota.
AUTORI DELLO STUDIO Paolucci T1, Piccinini G1, Iosa M2, Piermattei C1, de Angelis S1, Grasso MR1, Zangrando F1, Saraceni VM1
Lo
scopo di questo studio pilota era di determinare l'efficacia di un
campo magnetico a frequenza estremamente bassa (ELF-MF) nel ridurre il
dolore cronico nei pazienti con fibromialgia (FM).
Trentasette
femmine sono state reclutate e randomizzate in due gruppi: un gruppo è
stato esposto per la prima volta alla terapia sistemica ELF-MF (100
microtesla, da 1 a 80 Hz) e poi alla terapia fittizia, e l'altro gruppo
ha ricevuto la sequenza opposta di intervento.
Il
dolore, i sintomi correlati alla FM e la capacità di svolgere attività
quotidiane sono stati misurati utilizzando la scala analogica visiva, il
questionario di impatto sulla fibromialgia (FIQ), la scala di
valutazione della fibromialgia (FAS) e il questionario di valutazione
della salute (HAQ) al basale, fine del primo trattamento ciclo, inizio
del secondo ciclo di trattamento (dopo 1 mese di washout), fine del
secondo ciclo di trattamento e fine del follow-up di 1 mese.
Il
trattamento con ELF-MF ha ridotto significativamente il dolore, che è
aumentato alla cessazione della terapia, ma è rimasto significativamente
inferiore rispetto ai livelli di base.
Benefici a
breve termine sono stati osservati anche nei punteggi FIQ, FAS e HAQ,
con effetti meno significativi visti a medio termine.
La
terapia ELF-MF può essere raccomandata come parte di un approccio
multimodale per mitigare il dolore nei soggetti FM e migliorare
l'efficacia della terapia farmacologica o della fisioterapia.
Sono e sarò sempre critica quando studi fatti su pochi soggetti mi vengono proposti via facebook e pubblicizzati su siti medici per accreditarsi ed incrementare l'affluenza di pazienti presso i loro studi.
Montagna: Dottor Coimbra, perché la “morte cerebrale” e’ una leggenda?
Coimbra: Alla fine degli anni ’60, il primo trapianto di cuore umano eseguito dal chirurgo Christiaan Barnard in Sud Africa ha innescato la richiesta di trapianti di singoli organi vitali da prelevare da quei pazienti considerati “irrimediabilmente comatosi”. Era opinione comune che, utilizzando tutte le possibili tecniche e conoscenze disponibili all’epoca, quei pazienti non avrebbero potuto essere riportati a una vita normale e, alla fine, si sarebbero entrati in arresto cardiaco nel giro di pochi giorni; non avrebbero recuperato la coscienza. Un comitato ad hoc della Harvard Medical School decise di chiamare la loro condizione clinica “morte cerebrale”, in modo da poter rimuovere gli organi vitali mantenuti vitali a causa del battito cardiaco sostenuto (fornitura di sangue ossigenato) e utilizzare questi organi per migliorare la salute di altre persone – pazienti, per esempio, che avevano insufficienza epatica, insufficienza renale o insufficienza cardiaca allo stadio finale. Queste persone trarrebbero beneficio dall’avere gli organi di pazienti “irrimediabilmente in stato comatoso”.
La definizione di questi pazienti “morti” ha permesso al comitato ad hoc di superare tutti i problemi legali relativi all’asportazione di organi vitali da pazienti in stato comatoso che non potevano essere recuperati secondo i concetti e le conoscenze scientifiche mediche che avevamo a disposizione a quel tempo, cioè entro la fine degli anni sessanta.
Per poter trapiantare gli organi, è stato necessario prelevarli da qualcuno mentre è ancora in vita, mentre il cuore batte ancora?
Sì, li rimuovevano da un paziente in stato comatoso. Ma pensavano che non sarebbe stato possibile recuperare quei pazienti, perché non avevano la tecnologia e le conoscenze per recuperarli.
L’errore principale è stato quello di considerare quei pazienti “irreversibilmente” danneggiati al cervello, ma il loro danno cerebrale è stato considerato irreversibile a causa delle limitate conoscenze che avevano a quel tempo. Più tardi, con il passare del tempo, nuove conoscenze e risultati scientifici neurologici offrirono altre idee su ciò che stava realmente accadendo in questi pazienti. Per esempio, alla fine degli anni ’60 – quando il concetto di “morte cerebrale” fu introdotto in medicina – i medici credevano che, quando non c’erano segni di attività cerebrale che potessero essere rilevati dall’esame neurologico, l’unica ragione possibile sarebbe stata l’assenza di circolazione sanguigna nel cervello. E poiché l’assenza di circolazione cerebrale avrebbe distrutto il cervello in pochi minuti, decisero di chiamarlo “morte cerebrale”.
Il problema è che negli anni ’80 tutto ha cominciato a cambiare. La pratica del trapianto di organi vitali si era già diffusa in tutto il mondo, ma già nel 1984 o 1985 esperimenti condotti su animali – nei roditori – hanno dimostrato che quando si riduce il flusso di sangue al cervello a solo il 50% della gamma normale, il cervello tace. Questo perché non c’è abbastanza energia per sostenere quella che noi chiamiamo “attività sinaptica”. La sinapsi è il luogo in cui un neurone comunica con un altro neurone. L’attività sinaptica, che è il rilascio di neurotrasmissione nel sito sinaptico, non era più possibile in questi cervelli, perché il flusso sanguigno cerebrale era il 50% della gamma normale, e questo non fornirebbe abbastanza energia per l’attività sinaptica, per i neuroni affinché comunichino tra loro. Così, il cervello era silenzioso, ma i neuroni non sarebbero morti solo perché il flusso sanguigno si è ridotto al 50%.
Quindi, il cervello era silenzioso ma non morto…..
Si’, silenzioso ma senza morte neuronale, niente “morte cerebrale”. La necrosi, cioè il processo di morte neuronale, è un processo che richiede diverse ore e si attiva quando il flusso sanguigno è inferiore al 20% del range normale.
Questo intervallo (circa tra il 20 per cento e il 50 per cento del livello normale di circolazione) è ora conosciuto come “zona penombra”. Inizialmente è stata descritta in situazioni in cui c’è un’arteria ostruita che rifornisce parte del cervello. Nell’area periferica di questa parte cosiddetta “ischemica” del cervello, c’era un flusso collaterale di sangue tra il 20 e il 50% del flusso normale, come dimostrato negli animali. Se si potesse disostruire quell’arteria, si salverebbe l’area periferica perché era solo silenziosa. Non era necrotica, non era distrutta.
È abbastanza chiaro che quando si ha un paziente con trauma cranico, e il cervello si gonfia, ad un certo punto le arterie che forniscono sangue al cervello iniziano ad essere compresse, perché la dimensione del cervello sta aumentando all’interno dello spazio intracranico. Lo spazio intracranico è protetto da ossa, e le ossa non possono espandersi per adattarsi all’aumento del volume cerebrale. Quindi, se le dimensioni del cervello aumenta come risultato di quello che conosciamo come “edema cerebrale” o “gonfiore cerebrale”, allora i vasi sono progressivamente compressi, e il flusso di sangue a tutto il cervello diminuisce proporzionalmente agli aumenti della pressione intracranica. Ad un certo punto, si raggiunge il livello di una diminuzione del 50% rispetto all’intervallo normale. A questo punto l’intero cervello è silenzioso – non una parte di esso, ma tutto è silenzioso – ma è ancora recuperabile. Non è morto, è vivo. E quella situazione era sconosciuta alla fine degli anni ’60, quando il concetto di “morte cerebrale” fu introdotto in medicina.
Quindi, è chiaro che alcuni di questi pazienti sono effettivamente vivi. Cosa intendo per vivo? Il cervello non è stato distrutto, ma solo silenzioso. E il sistema di trapianto ha prelevato organi da pazienti che avevano un tessuto cerebrale che teoricamente poteva essere recuperato. Quel tessuto cerebrale non viene distrutto.
Per me era abbastanza chiaro alla fine degli anni ’90, quando il fenomeno della “penombra ischemica” – un cervello silenzioso ma senza distruzione cerebrale – fu dimostrato negli esseri umani, non solo nei roditori, e che questa situazione poteva essere chiamata “penombra ischemica globale”.
Il problema è che uno dei test usati per diagnosticare la “morte cerebrale” – chiamato “test di apnea” – consiste nello spegnere il respiratore. Si scollega il respiratore per 10 minuti. Quando si esegue questa operazione, l’alto livello di anidride carbonica aumenta bruscamente. Questo a sua volta aumenta ulteriormente la pressione intracranica e può diminuire la pressione arteriosa. In questo modo, durante il test di apnea, si aumenta la compressione sui vasi cerebrali e si riduce la pressione all’interno dei vasi cerebrali.
Qual era lo scopo del test di apnea?
Lo scopo del test di apnea è dimostrare che il paziente non può respirare da solo.
In qualsiasi cultura del mondo, sarebbe inaccettabile dire che una persona che respira è morta. Respirare spontaneamente in qualsiasi cultura significa vita. Così, per esempio, quando un bambino nasce, e non respira mai, si dice che è nato morto. Ma se i polmoni si sono espansi almeno una volta, per motivi legali, anche se il bambino muore immediatamente, si dice che il bambino è vivo. La questione se il bambino è vivo o morto quando nasce ha notevoli conseguenze legali. Nessuno in nessuna cultura del mondo – cultura indiana o cultura occidentale, ecc. – accetterebbe che qualcuno sia morto se quella persona è in grado di respirare da solo. Quindi, lo scopo del test di apnea è quello di dimostrare che il paziente non può respirare da solo e può essere considerato morto.
Ma immaginate per un momento: il respiratore viene staccato dai polmoni per 10 minuti. Per poter respirare da soli, è necessario che i centri respiratori del cervello funzionino. Essi controllano il diaframma e i muscoli respiratori in generale. Se si spegne il respiratore e non si respira per 10 minuti, dicono: “Ok, vedete, questa è un’altra prova che il paziente è morto, perché non riesce a respirare da solo”. Il test dell’apnea è considerato il test fondamentale per diagnosticare la “morte cerebrale”. Nessun medico al mondo diagnosticerebbe la “morte cerebrale” senza fare questo test. Così, ogni volta che si sente che un certo paziente è stato diagnosticato come “morte cerebrale”, si sa che il test di apnea è stato eseguito.
Perche’ il test di apnea non e’ legittimo?
Non è legittimo. In realtà, sconvolge i concetti più elementari della medicina. Per esempio, immagina se le impedissero di respirare per 10 minuti, cosa succederebbe? Morirebbe.
Ma in questo caso, un respiratore aiuta la persona a respirare.
Sì, giusto. Il respiratore aiuta la persona a respirare. Ha ragione, nessun problema al riguardo. Il problema è: lei sta testando la vitalità dei centri respiratori. Ma cosa accadrà ai centri respiratori in un cervello silenzioso se si induce un test che riduce il flusso sanguigno verso i centri respiratori? I centri respiratori erano già silenziosi, perché hanno bisogno della funzione sinaptica per funzionare. Se il flusso sanguigno è all’interno della zona penombra – tra il 20 e il 50% – i centri respiratori non possono funzionare, non perché sono irreversibilmente danneggiati, ma perché sono silenziosi. Non lo si potrebbe definire “morte cerebrale”. Non è possibile distinguere la condizione della penombra ischemica globale dal danno cerebrale irreversibile testando la funzione respiratoria.
È possibile distruggere i centri respiratori – in quanto si possono danneggiare tutte le parti del cervello – riducendo ulteriormente il flusso sanguigno durante il test di apnea. Il quaranta per cento dei pazienti sottoposti al test di apnea ha un calo significativo del flusso sanguigno, della pressione sanguigna. La pressione sanguigna è la pressione che si trova all’interno delle arterie; è la pressione che fornisce la forza motrice per mantenere la circolazione nel cervello. Così, quando si esegue il test di apnea, si può effettivamente indurre danni irreversibili al cervello quando si supponeva solo di diagnosticare danni cerebrali irreversibili.
Questo sembrerebbe andare contro il giuramento di Ippocrate? Si sta danneggiando il paziente per verificare, a quanto pare, se un cervello silenzioso sia morto.
Il cervello silenzioso non è morto. Si provocano danni irreversibili ai centri respiratori e a tutto il cervello semplicemente eseguendo il test dell’apnea. Quindi, come ha detto lei, non stanno rispettando il giuramento di Ippocrate, perché il concetto più basilare della pratica medica è quello che hai appena detto: In primo luogo, “non fare del male”. E il secondo è “fai del tuo meglio possibile”. Quindi, nessuno di questi concetti fondamentali del giuramento di Ippocrate viene rispettato in questa situazione.
Se questa ricerca è stata fatta sia negli esseri umani che nei roditori, perché la teoria della “morte cerebrale” è ancora prevalente? E cosa insegnano agli studenti della scuola di medicina su questo argomento? Sentiranno parlare di quest’ultima ricerca?
Beh, possono sentirne parlare, se si forniscono informazioni al pubblico in generale, come si stava cercando di fare. Ma nelle scuole di medicina questi concetti di cui vi sto parlando – anche se sono pubblicati – non sono disponibili nei libri di testo di medicina. Non sono disponibili nelle riunioni mediche. Nelle conferenze mediche non è possibile trovarli.
Oggi la trasmissione di informazioni all’interno della comunità medica in generale – non solo in questo o quel paese, ma in tutto il mondo – è probabilmente, o certamente, il sistema di trasmissione di informazioni più ben controllato, perché vale miliardi di dollari all’anno. Se si inseriscono informazioni in un libro di testo, si può riorientare il flusso di denaro da un settore all’altro. È il tipo di trasmissione di informazioni più controllato nella nostra società che io conosca.
Sta dicendo che, per il bene dell’industria della donazione e del trapianto di organi, il pubblico in generale e gli studenti di medicina non ricevono queste informazioni?
Sì, ho cercato di parlare con la comunità neurologica nel mio paese e in altri paesi, e la reazione che vediamo è che alcuni [medici] ti diranno – “Va bene, capisco quello che stai dicendo, ma non dirò mai a nessuno che sono d’accordo con te” – perché non vogliono interferire con il sistema dei trapianti. Il sistema dei trapianti è un sistema ricco; è un sistema potente. Sono ovunque nella comunità medica. Sono nei consigli medici e accademie mediche; sono ovunque. Sono molto potenti. Politicamente sono molto potenti.
Cosa potrebbe accadere a un medico se cercasse di andare contro il sistema?
Beh, forse quello che è successo a me. Ho dovuto lottare in tribunale per mantenere la mia licenza per lavorare come medico per 19 anni in Brasile. E questo è stato molto tempo. Quindi, si capisce perché alcuni medici che sono consapevoli di ciò che sta accadendo non vogliono parlarne liberamente. Semplicemente non vogliono entrare in conflitto con persone potenti.
Hanno anche il controllo e hanno un’influenza sulla stampa. A volte si dice: “Oh, quel medico è contro la ‘morte cerebrale'”. L’idea geniale del sistema di trapianto è stata quella di chiamare “morte cerebrale” quello che pensavano fosse un danno cerebrale irreversibile. Perché ogni volta che si dice che qualcuno è contro la “morte cerebrale”, si pensa: “Come si può essere contro la morte? Non credono nella morte?”. Ma “morte” è solo una parola che è stata data a un paziente “irrimediabilmente comatoso” – ma alla fine degli anni ’60 erano “irrimediabilmente comatosi”, non ora.
Ora si può capire che, in un gran numero di questi pazienti, non c'è alcun danno – nessun danno cerebrale – hanno solo un cervello silenzioso. E questo è stato confermato a metà degli anni ’70. A metà degli anni ’70, alcune persone di istopatologia o patologia hanno iniziato a chiedersi come un medico dal 1968 (quando la “morte cerebrale” è stata introdotta in medicina) potesse dire che c’è la necrosi di tutto il cervello – che c’è un danno irreversibile delle cellule di tutto il cervello, facendo solo un esame neurologico? I patologi hanno iniziato a chiedersi cosa stesse succedendo in questa materia. Si sono chiesti: “Come possono usare un termine come ‘necrosi’, che è la terminologia che solo i patologi usano quando guardano il tessuto al microscopio”.
Quindi, hanno iniziato a indagare su questo. Hanno fatto esami istologici in pazienti che sono stati diagnosticati come “cerebralmente morti” per 48 ore – quindi il tempo sufficiente per una necrosi completa. Nessun segno di attività cerebrale, nessuna prova di flusso sanguigno per 48 ore. L’intero cervello dovrebbe essere necrotico; è il tempo sufficiente per una necrosi completa. Quando hanno esaminato quei cervelli – penso che l’articolo sia stato pubblicato nel 1976 – hanno visto che circa il 60% di quei cervelli non aveva segni di necrosi.
Le persone che erano a favore della “morte cerebrale” dovevano difendersi quando questi articoli furono pubblicati. Dissero: “Va bene, la necrosi in quei casi è indicata da segni così piccoli che non si posso vedere al microscopio. Ecco perché non si può vedere, ma sappiamo che è lì (la nevrosi, ndr). Lo sappiamo, perché non c’è una possibile spiegazione per l’assenza di flusso sanguigno per 48 ore”. Ancora una volta, quando sempre più prove sono state rese disponibili per dimostrare che ciò che avevano pensato nel 1968 – che era la completa assenza di flusso sanguigno – non era vero, hanno cercato di dire qualcos’altro o inventare qualcos’altro per spiegarlo – anche come ipotesi.
L’avete visto in questo convegno [sulla “Morte cerebrale”: Una costruzione medico-legale: Scientific & Philosophical Evidence] – si è detto più volte – che quando la pratica della “morte cerebrale” è stata introdotta in medicina, non c’erano documenti scientifici a supporto, non c’erano ricerche scientifiche. Era semplicemente un concetto: “Ok, riteniamo che quei pazienti non hanno flusso sanguigno, perché hanno un edema così grave che i vasi sanguigni sono completamente compressi. Non c’è flusso sanguigno. Non c’è modo che il cervello possa sopravvivere dopo poche ore senza flusso sanguigno. Quindi, lo chiameremo ‘morte cerebrale’ perché è quello che crediamo stia succedendo”.
Ma come vi ho detto, e come avete sentito da diversi oratori, non c’era nessuna ricerca scientifica preliminare sul concetto di “morte cerebrale” a sostegno del concetto di “morte cerebrale”.
Mentre sostenevano che il cervello era “morto”, cosa stava succedendo nel corpo? Il cuore batte ancora…..
Sì, perché se non batte non si possono usare gli organi vitali. Se c’è un arresto in circolazione, avete danneggiato organi che state cercando di trapiantare ad altre persone.
Dottor Coimbra, quando la gente sente “morte cerebrale”, pensa che il cervello sia morto. Ma, come lei ha spiegato, il cervello è in realtà silenzioso. Quando il cervello tace, qual è lo stato degli altri organi e sistemi del corpo?
Questa è una domanda molto importante, perché una delle parti del cervello che si trova probabilmente all’interno della gamma di penombra ischemica, tra il 20 per cento e il 50 per cento dei normali livelli di circolazione, è l’ipotalamo.
L’ipotalamo produce diversi ormoni che controllano altre ghiandole del nostro corpo. E ci sono almeno tre ormoni che sono molto importanti per la nostra discussione. Poiché anche l’ipotalamo è sotto bassi livelli di circolazione, la produzione di questi ormoni diminuisce.
Per esempio, uno di questi ormoni è l’ormone che libera il TSH dall’ipofisi. Il TSH è “l’ormone che stimola la tiroide”. Quindi, abbiamo l’ipotalamo che produce l’ormone che rilascia il TSH. L’ormone che rilascia il TSH induce la produzione di TSH da parte dell’ipofisi [ghiandola pituitaria]. L’ipofisi rilascia il TSH in circolazione, e poi la ghiandola tiroidea situata nel nostro collo continua a produrre l’ormone tiroideo.
Gli ormoni tiroidei hanno un’azione nel cervello. Hanno azioni in tutti i nostri organi. Una delle azioni più importanti è prevenire la fuoriuscita di liquidi nei tessuti. Così, quando si ha un paziente che ha avuto un trauma cerebrale, per esempio, e che il trauma ha aumentato il volume del cervello, e ora i vasi sanguigni sono compressi, anche i vasi sanguigni che forniscono sangue all’ipotalamo sono compressi. E quindi si entra in uno stato che si chiama “Ipotiroidismo centrale”. In questo stato, la ghiandola tiroidea diminuisce la produzione di ormoni tiroidei, perché la ghiandola tiroidea non riceve abbastanza stimolazione dal cervello.
Quindi, la mancanza di ormoni tiroidei aumenta i danni cerebrali e l’edema cerebrale, cioè il gonfiore cerebrale. Questa è una situazione critica, che potrei mettere in questo modo: se non si sostituisce l’ormone tiroideo, il tessuto cerebrale muore, perché il gonfiore cerebrale progredisce, progredisce e progredisce fino al punto che i vasi sanguigni sono completamente compressi, e non si ha alcun flusso sanguigno. Poi si hanno danni irreversibili al cervello. Ma quando l’apporto di sangue al cervello è entro la gamma di “penombra ischemica” (un cervello silenzioso ma non irreversibilmente danneggiato) o sta progredendo verso quella situazione (progredendo verso livelli più profondi di coma – con ridotti, ma non assenti segni neurologici di attività cerebrale) è possibile salvare il cervello, semplicemente dando tre ormoni.
Uno dei più importanti è quello degli ormoni tiroidei. Se si somministrano ai paziente in stato comatoso gli ormoni tiroidei, si previene un’ulteriore fuoriuscita di liquidi dallo spazio intravascolare (lo spazio all’interno dei vasi sanguigni) nel tessuto cerebrale. Il progresso del gonfiore cerebrale si fermerà e si invertirà, i vasi cerebrali non saranno più compressi, si aumenterà l’apporto di sangue al cervello e il paziente inizierà a recuperare le funzioni cerebrali.
Ma questa situazione inizia molto prima dell’inizio del test di screening per la “morte cerebrale”. Abbiamo una scala per misurare il livello di coma. Si chiama “Glasgow Coma Scale”. Una persona normale che è completamente sveglia è al livello 15 della scala di Glasgow Coma Scale. Quando non ci sono segni di attività cerebrale, sei al livello 3. Quando si raggiunge il livello 3, si inizia lo screening del paziente per la diagnosi di “morte cerebrale”.
Ma quando la scala di Glasgow Coma Scale è lontana da 3 – quando è intorno a 8 o 7 – la maggior parte se non tutti i pazienti hanno bassi livelli in circolazione di ormone tiroideo. A quel punto l’edema cerebrale si è trasformato nel cosiddetto “mixedema cerebrale”, perché l’edema è ora causato dalla mancanza di una quantità sufficiente di ormoni tiroidei. Pertanto, se si iniziano a sostituire gli ormoni tiroidei quando un paziente con una lesione cerebrale traumatica è ai livelli di Glasgow di 8 o 7 – lo stato neurologico del paziente può migliorare e anche tutte le funzioni neurologiche possono essere normalizzate. E questo è un obbligo, non è qualcosa che tu dica: “Ok, lo lascerò così”. No, si vede che qualcosa non va e si può salvare la vita di un paziente. L’ipotiroidismo è un disturbo letale; se non lo si cura, i pazienti moriranno.
Si ritorna a quello che hai detto sul giuramento di Ippocrate. La parte più importante è “non fare del male” ai vostri pazienti. Ma la seconda parte è “fai del tuo meglio” per salvare la vita dei tuoi pazienti, per migliorare la loro salute, per migliorare il benessere del tuo paziente.
Quindi “fai del tuo meglio” e ora non stai seguendo il secondo aspetto del giuramento di Ippocrate. Dovresti sostituire gli ormoni tiroidei per prevenire la cosiddetta “morte cerebrale”.
E questo è fatto in generale? Questi tre ormoni sono generalmente somministrati?
No, non è fatto da nessuna parte.
Perché no?
Questa è una domanda a cui la comunità medica dovrebbe rispondere. Perché non seguono il secondo principio del giuramento di Ippocrate in questa situazione? È [materiale medico che] è stato pubblicato a partire dagli anni ’80.
Così sanno…..non è come se i medici che si occupano di questi pazienti non capiscano cosa succede alla tiroide…..
Quando dici che “sanno”, devo dire che è pubblicato, ma non direi che i medici “sanno” perché non sanno tutto quello che viene pubblicato. Sanno cosa c’è nel libro di neurologia della medicina, come testo di neurologia. Sanno cosa c’è, e questo non c’è. L’importanza di sostituire l’ormone tiroideo non viene discussa nelle riunioni relative alle lesioni cerebrali, e come trattare le lesioni cerebrali. Non una sola unità di terapia intensiva al mondo sostituisce gli ormoni tiroidei – non una sola di cui sono a conoscenza. Perché, sapete, se si sostituiscono gli ormoni tiroidei quando la scala di Glasgow Coma Scale è a 7 o 8, probabilmente quasi nessun paziente progredirebbe nella cosiddetta “morte cerebrale”. Quindi, non è fatto – semplicemente non è fatto.
Cosa succede al cervello quando questi ormoni tiroidei non vengono somministrati al paziente?
Quando il cervello si gonfia perché gli ormoni tiroidei non vengono sostituiti, l’ipotalamo si ferma o diminuisce la produzione di altri ormoni che sono molto importanti per la sopravvivenza del paziente in stato comatoso.
Uno dei più importanti è il cosiddetto ACTH. L’ACTH è un ormone che viene prodotto sotto la stimolazione dell’ipotalamo. Viene prodotto dall’ipofisi [la ghiandola pituitaria] e stimola le ghiandole surrenali a produrre ormoni che mantengono la pressione sanguigna entro i limiti della norma.
Se riesce a immaginare l’intera situazione nella sua mente: lei ha un livello ridotto di ormoni tiroidei – ecco perché il cervello si gonfia, ecco perché il flusso sanguigno si riduce: perché i vasi sanguigni vengono compressi nello spazio intracranico. Il paziente si sta avviando verso la cosiddetta….. “morte cerebrale”. Ed ora, anche la pressione all’interno dei vasi necessari a fornire il flusso sanguigno al cervello sta diminuendo, perché le ghiandole surrenali non forniscono quantità sufficienti di quelli che noi chiamiamo “mineralocorticoidi” per stabilizzare la pressione sanguigna. Così, la pressione sanguigna all’interno del vaso sta scendendo – la pressione che è necessaria per fornire il flusso sanguigno al cervello.
Quindi, si hanno queste due circostanze che collaborano a danneggiare il cervello: si ha l’aumento della pressione intracranica a causa della mancanza di ormoni tiroidei, e la diminuzione della pressione sanguigna a causa di bassi livelli di ormoni surrenali. E ancora una volta, poiché questi ormoni surrenalici non vengono sostituiti, il paziente – l’intero organismo – sta progredendo verso un disastro.
Lei ha detto che dovrebbero essere somministrati tre ormoni. Qual’è il terzo?
C’è un terzo ormone che dovrebbe essere somministrato a quei pazienti ed è anche prodotto dall’ipotalamo e dall’ipofisi. Si chiama ADH, che sta per “ormone antidiuretico”. Impedisce ai reni di rilasciare grandi quantità di liquido che ridurrebbe ulteriormente il volume all’interno dei vasi sanguigni. L’ulteriore diminuzione della pressione all’interno dei vasi sanguigni deriva dal fatto che non si ha abbastanza volume all’interno del vostro sistema circolatorio per sostenere la circolazione.
Questo terzo ormone è l’unico che a volte viene somministrato a quei pazienti, perché è impossibile non identificare questa situazione. Se si vuole identificare la situazione in cui gli ormoni tiroidei sono bassi, bisogna misurarli. Se si vuole identificare una situazione in cui gli ormoni della ghiandola surrenale sono bassi, è necessario misurarli. Ma si sa se il paziente produce bassi livelli di ADH, lo si sa perché lui (lei) sta eliminando un sacco di urina – 6 litri, 8 litri, 8 litri, o anche 10 litri di urina ogni giorno.
La mancanza di questi tre ormoni porterà l’organismo ad un disastro. E non vengono sostituiti. Poiché ciò che dovrebbe essere fatto non viene fatto, questo paziente morirà entro pochi giorni. Quasi questi pazienti moriranno entro pochi giorni a causa di un arresto cardiaco. Ma questo perché non state considerando parte del secondo giuramento di Ippocrate, che è: dovreste fare del vostro meglio per salvare la vita del vostro paziente. Non stai sostituendo gli ormoni tiroidei; non stai sostituendo gli ormoni surrenalici; a volte non stai sostituendo l’ADH, quindi quei pazienti moriranno in pochi giorni.
Come possono difenderlo coloro che sostengono la “morte cerebrale”?
Che ci crediate o no, le persone che sono a favore della “morte cerebrale” dicono che non importa quello che fate. Dicono che, anche con il trattamento intensivo più aggressivo, questi pazienti moriranno in pochi giorni, quindi è una buona idea prendere i loro organi per salvare la vita di altre persone. Ma, in realtà, questi pazienti non sono stati trattati come avrebbero dovuto. Il trattamento di base, cioè la sostituzione di tutti e tre questi ormoni, non è stato fatto, quindi il paziente morirà.
L’ipotiroidismo è conosciuto dalla comunità medica come un disturbo letale se non trattato. L’insufficienza surrenale, che ho appena descritto, è anche noto per essere un disturbo letale se non trattato. E lo stesso vale per il diabete insipido, che è dovuto alla mancanza di ADH. Così, avete tre disturbi letali nello stesso paziente, e non vengono trattati. Invece, si dice: “Quei pazienti moriranno anche se tu gli desse il trattamento di terapia intensiva più aggressivo”. Non è vero. Non si sa cosa sta succedendo. Non si conosce la fisiopatologia di ciò che sta accadendo con questo paziente.
Ai medici non viene insegnato a somministrare ormoni tiroidei o ormoni surrenalici; a volte non viene nemmeno insegnato loro a somministrare l’ADH. I medici a volte dicono che questo sta accadendo “perché il cervello sta morendo”. Ma, in realtà, il cervello sta morendo perché non sostituisce quegli ormoni tiroidei. Se i medici sostituissero questi tre tipi di ormoni, la normale circolazione cerebrale verrebbe ripristinata e l’ipotalamo ricomincerebbe a produrre quantità normali di tutti questi ormoni.
Ha curato pazienti che si sono ripresi da un grave trauma cerebrale attraverso l’uso di questi ormoni?
Sì, ho curato una donna di 39 anni, dichiarata “cerebralmente morta”….. È stato un incidente chirurgico che ha causato il danno al cervello, e ho iniziato la sostituzione di questi ormoni quattro giorni dopo l’evento. Devo dirvi che avrebbe dovuto iniziare prima, non quattro giorni dopo. Ma [la paziente] era già stata diagnosticata come “morta cerebralmente” e la famiglia era stata informata. Così, abbiamo iniziato a sostituire gli ormoni tiroidei al quarto giorno. Otto giorni dopo l’inizio della sostituzione degli ormoni tiroidei e degli altri ormoni, la paziente ha iniziato a respirare da sola. Pertanto, la paziente non poteva più essere riconosciuta come una persona morta, perché respirava. Come ho detto prima, la capacità di respirare da soli è un segno di vita in ogni cultura del mondo, così quella paziente era viva.
Un mese dopo, è stata in grado di comunicare con i suoi genitori. Poiché ha avuto una tracheostomia, ha dovuto comunicare con la lettura delle labbra. Muoveva solo le labbra, perché non c’era aria sufficiente a far vibrare le corde vocali. Non c’era alcun suono, ma poteva comunicare con la lettura delle labbra e ciò continuò per due o tre mesi.
Purtroppo, è morta perché era a letto da troppo tempo e aveva formazioni di coaguli nelle vene delle gambe e i coaguli si sono spostati nei polmoni. E’ morta per embolia polmonare.
Ma riuscì a comunicare con i suoi genitori prima di morire.
Sì, per due o tre mesi ha potuto comunicare con loro…..
Che fa la differenza per la famiglia….il fatto che i genitori sono stati in grado di comunicare con la figlia.
Il suo cervello era funzionale. Naturalmente, aveva alcuni gravi problemi neurologici legati al movimento. I suoi movimenti erano fortemente limitati. Ma non sapevamo cosa sarebbe successo nei successivi mesi, se avrebbe iniziato a muovere le braccia e le gambe o meno. Purtroppo, ebbe questa complicanza clinica e morì per questo motivo.
Dal momento che lei ha chiesto, è importante dire che, prima di questa signora, ho curato una ragazza di 15 anni. Ho iniziato il trattamento un mese dopo l’incidente. Era già stata sottoposta a tre esami di apnea. Ha respirato nel primo e nel secondo, ma non nel terzo. Sono stati fatti in giorni consecutivi, quindi ognuno dei test era un’ulteriore aggressione al paziente, alla circolazione cerebrale, e alla fine non ha potuto resistere al terzo. Era in coma profondo, senza riflessi respiratori.
Quella paziente non era nella stessa città in cui lavoravo e la famiglia si trasferì da un altro stato del Brasile allo stato di San Paolo. Ho iniziato la sostituzione degli ormoni tiroidei troppo tardi, ma a un certo punto, circa due settimane dopo, sotto la sostituzione degli ormoni tiroidei e la sostituzione di altri ormoni, quel paziente aveva attacchi, convulsioni, sul lato destro.
Ma una persona “cerebralmente morta” non ha le convulsioni cerebrali, vero?
No, un cervello morto non può avere una crisi. Questo è quello che ho scritto sulla cartella del paziente.
Il medico di turno quella notte in terapia intensiva era coinvolto in un piano di trapianto. E ha scritto qualcosa del tipo: “Una volta che un paziente viene dichiarato ‘cerebralmente morto’, il paziente è morto. Non importa se in seguito il paziente non soddisfa più i criteri di ‘morte cerebrale’. Il paziente è legalmente morto, perché gli è stato diagnosticata una ‘morte cerebrale'”.
Posso provarlo. Ho una copia della cartella clinica del paziente. Quindi, vedete il conflitto di interessi qui. Solo negli Stati Uniti, nel 2016 il sistema dei trapianti ha coinvolto imprese per circa 25 miliardi di dollari. Entro il 2025, si prevede che si raggiungano i 51 miliardi di dollari all’anno.
Su Internet, è possibile trovare annunci che suggeriscono che si dovrebbero acquistare azioni da quelle aziende farmaceutiche, perché aumenteranno i profitti e si potrà guadagnare un sacco di soldi acquistando le loro azioni. Quindi, questo è un grande, grande business. Si può vedere quanto sono potenti queste persone.
Immagini di conoscere un chirurgo dei trapianti molto conosciuto e prestigioso, che esegue trapianti di organi vitali da 30 anni. È un chirurgo molto abile, forse di fama mondiale. E poi lei va da lui e le dice che la “morte cerebrale” non è più la morte, perché ora sappiamo molto di più di quanto sapessimo nel 1968, quando il [concetto di morte del] cervello fu introdotto in medicina.
Immagini che gli si dica che dovrebbe smettere di fare trapianti di organi vitali. Lui li fa da 30 anni, ed è molto abile, forse un medico di fama mondiale. Lei pensa che lo accetterebbe pacificamente? È difficile. Dopo 30 anni, tutto il prestigio che lui ha accumulato e poi le dice che dovrebbe cercare un altro modo di fare soldi – un’altra specialità perché i trapianti non sono più possibili.
Sembra che si ritorni al giuramento di Ippocrate. Un medico fa un giuramento quando diventa medico. È un giuramento sacro.
Sì, sicuramente.
Tratto dal sito con traduzione e video intervista al dr Coimbra
I sintomi della carenza di vitamina D sono gli stessi della Fibromialgia
Il ruolo della vitamina D per la nostra salute e la prevenzione da
molte patologie sembra non avere termine. Questa vitamina ricopre ruoli
di rilievo in molti processi biologici del nostro organismo. L’importanza per il buon funzionamento del sistema immunitario,
metabolismo di alcuni ormoni, sostegno osseo, sono solo alcuni dei suoi
ruoli.
La ricerca prosegue e si scopre che la vitamina D, o meglio una sua
carenza, potrebbe avere un ruolo nello sviluppo della fibromialgia,
patologiacaratterizzata da dolore muscolo-scheletrico,
astenia, sbalzi d’umore e insonnia.
Un team di ricercatori, considerando che i soggetti sofferenti di
fibromialgia mostrano bassi livelli di vitamina D, hanno condotto questo
studio con l’obiettivo di aumentarne il livello ematico e possibilmente
di ridurre la sintomatologia.
A 30 donne con fibromialgia e bassi livelli di vitamina D (al di
sotto di 32ng/ml), sono stati somministrati vitamina D o un placebo per
20 settimane.
Al termine della sperimentazione, nel gruppo che aveva assunto la
vitamina D è stata osservata una marcata riduzione della percezione del
dolore e dell’affaticamento mattutino e il miglioramento della
funzionalità fisica, parametri rimasti inalterati nel gruppo placebo.
Secondo i ricercatori sono necessarie ulteriori conferme
sull’efficacia della vitamina D nel management della fibromialgia,
perché lo studio è su piccola scala.
Tuttavia, visti i risultati promettenti, la somministrazione di
vitamina D può essere considerata uno strumento estremamente efficace e a
buon mercato da aggiungere alle altre terapie per la fibromialgia.
Gli studi che indicano il collegamento tra carenza di vitamina D e
dolore muscolare sono numerosi, anche a volte i dati sono
contraddittori.
Modalità di assunzione e dosaggi utili ad alzare i valori della 25(OH) D (vitamina D nel sangue)
VitaminaD: considerazioni sul fabbisogno giornaliero
Quanto, quando e come assumere vitaminaD Di Gianluca Pirro
Il fabbisogno giornaliero di vitaminaD
è ancora motivo di controversie da parte dei Ricercatori. Si passa
dalle 400-600 UI/die alle 10.000 UI/die, Inoltre sono ancora poco chiari
i fattori che favoriscono l’assorbimento a livello intestinale della vitaminaD e la sua conversione nella forma parzialmente attiva (calcidiolo) e nella forma completamente attiva (calcitriolo).
Frequenza e dosaggio di assunzione della vitaminaD
Due sono gli aspetti che dovremmo considerare a riguardo: la frequenza e il dosaggio di assunzione. Fino a qualche anno fa si sapeva che la vitaminaD veniva attivata prima dal fegato, con una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D] (calcidiolo) , e poi dai reni, con d ue diverse reazioni di idrossilazione alternative, che danno origine, rispettivamente, all'1,25-diidrossicolecalciferolo [1,25(OH)D] (calcitriolo) , la componente attiva, e al 24,25-diidrossicolecalciferolo [24,25(OH)D] , una forma inattiva, a seconda della concentrazione ematica di calcio, fosfati e paratormone. Quello che invece si è scoperto recentemente è che la vitaminaD vieneattivata anche direttamente nei tessuti , senza passare attraverso il fegato e i reni.
La stragrande maggioranza dei Medici è ferma a 30 anni fa come
conoscenze in questo campo, e non sa nulla dell’attivazione autocrina
della vitaminaD direttamente nei tessuti (che guarda caso sono quelli in cui la Ddà una grande riduzione dell'incidenza di cancro).
Non a caso nel titolo ho parlato di fabbisogno giornaliero. Infatti la vitaminaD va integrata tutti i giorni e non in mega dosi settimanali o mensili . La forma di vitaminaD non attiva che assumiamo attraverso gli integratori (colecalciferolo) ha una emivita di 24 ore
; significa che se prendiamo 10.000 UI, il corpo il giorno dopo ne ha
5.000 UI disponibili, dopo 3 giorni ne ha 2.500, dopo 4 giorni ne ha
1.250 e così via fino a scomparire. Quella assunta in mega dosi fa
aumentare subito il livello nel sangue, ma non la rende disponibile
quotidianamente nei tessuti, dove ci serve maggiormente.
Questo è il motivo per cui alcuni studi scientifici hanno avuto risultati inconcludenti o negativi per quanto riguarda la vitaminaD: hanno utilizzato dosi basse o mensili/trimestrali. Dopo qualche giorno la vitaminaD si era azzerata, pur elevando il livello nel sangue, ma non risultando più disponibile nei tessuti.
Quanta vitaminaD assumere al giorno?
Veniamo ora all’aspetto più controverso dell’integrazione, il
dosaggio giornaliero. Nuove recenti ricerche (3) affermano che i livelli
raccomandati di vitaminaD sono troppo bassi e dovrebbero tenere conto anche del peso corporeo.
La dose necessaria per le persone in sovrappeso od obese per raggiungere livelli ottimali di 25 (OH) D
sarebbe in realtà di 12.000-20.000 UI al giorno; 2-3 volte superiore
alla quantità necessaria a un individuo normopeso e 4-5 volte superiore
al livello di assunzione massimo attualmente raccomandato da Health
Canada.
Inoltre, lo studio ha mostrato che la supplementazione di vitaminaD è sicura fino a 20.000 UI al giorno, anche con peso normale.
In questa immagine viene chiaramente spiegato che in letteratura scientifica non
si sono evidenziati casi di tossicità a dosaggi sotto le 30.000 UI al
giorno e con una quantità nel sangue inferiore a 200 ng/ml.
Il Dott. Coimbra, autore del famoso protocollo per la cura delle malattie autoimmuni con alte dosi di vitaminaD, afferma senza dubbio che 10.000 UI al giorno non possono causare alcun rischio
. Anzi, per coloro che soffrono di qualche malattia autoimmune, la dose
può fornire un sollievo parziale, ma non eliminerà il problema. Dosi
più elevate possono essere utilizzate a scopo terapeutico, ma solo sotto
stretto controllo medico a causa del rischio di ipercalcemia.
C'è da dire che questo tipo di integrazione (10.000 UI al giorno) è
fisiologica, per cui non va a sopprimere l'omeostasi del paratormone
(PTH), il quale continua a rispondere alle solite regole, rimanendo un
valore che facilmente varia, anche in base alle quantità di calcio che
ingeriamo con cibo e acqua. Il livello nel sangue si stabilizza in circa
2 mesi di integrazione e, se si interrompe l'integrazione, ritorna al
livello di partenza dopo 2 mesi.
Ma ci sono alcune condizioni patologiche che sconsigliano anche l’integrazione a questo dosaggio. Tra queste: ipercalcemia, insufficienza renale, iperparatiroidismo primitivo, ipertiroidismo.
Quindi è consigliabile comunque monitorare periodicamente calcemia, fosforemia e paratormone
anche in soggetti sani, per poter calibrare perfettamente
un’integrazione mirata e personalizzata dato che è impossibile prevedere
la resistenza biologica e il livello di assorbimento individuali.
Non c'è un preciso momento in cui è consigliata l'assunzione della VitaminaD, ma potrebbe aiutare, in termini di assimilazione, assumerla a stomaco pieno
perché il suo assorbimento segue quello delle altre vitamine
liposolubili, quindi viene favorito dai grassi, soprattutto quelli
saturi. Inoltre non occorre suddividere la dose giornaliera.
Esposizione ai raggi solari e vitaminaD
Circa 20-30 minuti di esposizione al sole, con le braccia e
le gambe scoperte e senza protezione solare, sono in grado di produrre
10.000 unità di vitaminaD. Dopo aver raggiunto un quantitativo doppio, la produzione di vitaminaD
cessa. È interessante notare che questa situazione è in contrasto con
le diverse raccomandazioni internazionali, che attualmente indicano ai
medici di prescrivere integrazioni anche di sole 600 unità al giorno,
sebbene tale dosaggio sia giustificato probabilmente solo per problemi
di osteoporosi e osteomalacia.
Il Dott. J. Cannel ha provato a fare un test di intossicazione su se
stesso, assumendo 100.000 UI al giorno, arrivando ad un livello sierico
di 25 OH di 300 ng/ml. Dopo essersi esposto al sole ogni giorno, per due
settimane, il livello scese a 250, pur continuando a prendere
supplementi.
Giá il Dott. Holick aveva chiarito che non è possibile raggiungere
livelli troppo alti solo tramite esposizione solare, perché il sole
distrugge la D in eccesso, ma si pensava succedesse alla vitaminaD
prodotta nei tessuti e non introdotta tramite supplementi. Questa
esperienza del Dott. Cannel riporta invece informazioni nuove e
interessanti.
In Italia l'80% della popolazione è carente di vitaminaD , la cui sintesi a partire dal 7-deidrocolesterolo (che si converte in colecalciferolo) è possibile solo grazie all’irradiazione dei raggi UVB del sole
(sono più efficaci quelli compresi tra 290 e 315 nm con il sole almeno
30° sopra l’orizzonte), che però da Ottobre ad Aprile sono troppo deboli
alle nostre latitudini per poterla sintetizzare adeguatamente.
Di seguito un esempio della quantità degli raggi ultravioletti alla
latitudine della Campania agli inizi del mese di Marzo, quindi ormai a
fine inverno. Alla massima altezza del sole (41°),abbiamo un livello di
UV di 3 su 11 secondo la scala internazionale. Più si va a nord più
l’altezza massima del sole sarà inferiore e i raggi UVB scarsi.
A ciò aggiungiamo che in inverno, sia per il clima rigido, sia per i
ritmi lavorativi, diventa praticamente impossibile esporci 20-30 minuti
nelle ore centrali della giornata con gambe e braccia scoperte.
Livelli di vitaminaD in relazione a fattori ambientali e alimentari
Altri fattori che limitano l’assorbimento sono la pelle scura, la
quantità eccessiva di ozono nell’aria, il cielo nuvoloso, l’età, la
percentuale di grasso corporeo, l’utilizzo di filtri solari, una
eccessiva esposizione agli inquinanti ambientali (diossine,
policlorobifenili, bisfenolo A, ftalati, inquinanti organici), alcuni
farmaci induttori dell’enzima CYP-24, noto per la distruzione delle
riserve di vitaminaD; e, come abbiamo detto prima, soprattutto la concentrazione di UVB, che dipende dalla stagione e dalla latitudine.
Per i motivi suddetti e per le variabili di assorbimento individuale, anche l’accumulo di vitaminaD
sintetizzata e stoccata nei tessuti adiposi nel periodo estivo spesso
non è sufficiente a mantenere adeguati livelli per tutto l’anno senza
un’ integrazione mirata.
Il cibo moderno inoltre, processato industrialmente, non contiene valori rilevanti di vitaminaD . E comunque gli alimenti che contengono vitaminaD
in quantità non trascurabili sono pochi e tutti di origine animale (da
tenere presente per chi segue una dieta vegetariana/vegana in senso
stretto ). Il più ricco di tutti, ammesso di considerarlo un alimento e
non un integratore alimentare, è l'olio di fegato di merluzzo. Altri
alimenti interessanti sono il salmone, lo sgombro, il tonno, le sardine,
le aringhe, il tuorlo d’uovo e il fegato.
La nostra unica fonte fisiologica di vitaminaD
è quindi il sole e, paradossalmente, il momento in cui questo ormone è
prodotto dal corpo coincide esattamente con il momento in cui la
radiazione solare è più forte e può causare il cancro della pelle. Ma 20
minuti senza protezione solare (perché praticamente le protezioni
solari bloccano la produzione di questo ormone) porteranno all’organismo
solo benefici.
Nessuna singola cellula umana è esclusa dai benefici della vitaminaD. In aggiunta alle malattie autoimmuni ,la
carenza di questo ormone può causare ipertensione, diabete, cancro,
oltre ad essere correlata con malattie neurodegenerative come il morbo
di Alzheimer e il Parkinson .
Nella guida sulla VitaminaD sono approfonditi altri importanti aspetti relativi all’integrazione di vitaminaD: la tipologia di integratori consigliati , gli elementi e vitamine sinergici , le analisi cliniche da fare per verificare il vostro livello sierico di vitaminaD e monitorare il corretto metabolismo del calcio/fosforo.
Riassumendo in pillole
La vitaminaD
va integrata tutti i giorni, in un dosaggio ormai ritenuto fisiologico
dalle ultime ricerche di 10.000 UI/die, L’assunzione, anche in un’unica
soluzione, è preferibile a stomaco pieno perché l'assorbimento della “D”, essendo liposolubile, viene favorito dai grassi, in particolare saturi.
Queste raccomandazioni valgono in particolar modo per i mesi che
vanno da Ottobre ad Aprile, periodo in cui la carenza di UVB alle nostre
latitudini rende problematica la sintesi cutanea della vitaminaD.
La quantità contenuta nei cibi è troppo bassa per stabilizzare da sola
il valore ematico, tantomeno per compensare eventuali carenze. E
comunque la sua eventuale presenza in quantità accettabili sarebbe
limitata principalmente ad alcuni pesci grassi.
Riferimenti
Bruce WH. Vitamin D Dosing Interval. College of Medicine Medical University of South Carolina. Jul, 2014.
Sebbene la medicina ufficiale spinga sempre di più i malati di fibromialgia a curarsi con farmaci off label crescono i casi di malati che preferiscono altri approcci più naturali. Le cure farmacologiche includono farmaci antidepressivi ed oppiacei che sono spesso più dannosi che efficaci e nel lungo periodo e tendono a far peggiorare la qualità della vita. Popolo Fibro Relax la pagina Facebook collegata alla mia petizione ammette l'uso di soli farmaci salvavita e manovre mediche di urgenza, mentre per la cronicità o per malattie tendenti ad diventarlo, l'approccio più efficace è quello Olistico. Il malato fibromialgico non è un malato terminale, qualsiasi età abbia. Pertanto le cure naturali sarebbero più congeniali al recupero della forma fisica e di conseguenza psicologica. Per mia esperienza assisto a miglioramenti usando Omeopatia Hanemanniana, Osteopatia (USA), Medicina Tradizionale Cinese, Agopuntura, Watsu, Integrazioni vitaminiche e Fitoterapiche, Medicina Ayurvedica, Medicna Antroposofica, Yoga, Thai Chi, Mindfulness.
Tutto ciò, se fosse riconosciuto dallo Stato Italiano, renderebbe le persone colpite dalla Fibromialgia di nuovo valide in poco tempo.
Ma perchè occuparsi di 2 milioni di persone con un problema?
La mia cura Zero Farmaci La
stanchezza mi è passata con integrazione di Vitamina C ad un dosaggio
di 3-4 grammi al giorno e distribuita durante la giorrnata, seguivo il
gruppo dell'acido ascorbico (Dr.Domenico Mastrangelo i video su you
tube) Per i Dolori lo Zenzero e Curcuma. Per l'ansia il Cbd al 10%, Tiglio. Per dormire la Melatonina ma sui 5 mg, perché di meno non funziona. Ho fatto anche diverse volte dei periodi di disintossicazione, solo frutta e succhi perché veleni dall'esterno ce ne sono. Difficile per me intervenire su alimentazione, ma c'è in gruppo Popolo fibro relax, cure non farmacologiche, una dieta accettabile. L'intestino
per me resta ancora problematico perché 5 anni di farmaci pesanti me lo
hanno infiammato troppo. Ma ci sto lavorando. Fatto lavaggio epatico (seguivo il gruppo fb) Cicli di Serplus e Zinco + Pane Primus ( vedi gruppi fb) La
cosa che fino ad oggi è stata più efficace per la mia situazione è
stata la vit. D che prendo da un anno a 10mila unità al giorno, e la K2
100mcg al giorno distanti una dall'altra, Magnesio Citrato 350-400mg
(1mis. la sera ed 1 al mattino.(vedi gruppi facebook) La Vit.
D mi sta dando una forza muscolare e resistenza alla fatica fisica che
non ricordavo piú di avere. Per ottenere tutti questi benefici bisogna avere
pazienza, i primi risultati li ho sentiti dopo mesi e il livello nel
sangue deve essere portato almemo ad 80ng/ml di vit. D 25(OH). Prima
e avevo a 11, poi salì a 25 in tre anni col Dibase , ma i medici ne
danno poco. Incontrai il Gruppo della Vit. D un anno fà, che già
avevo sentito di fibromialgiche migliorate, ed ero scettica, come lo
siamo tutte noi, non è colpa nostra, ma ragazze , bisogna aprire la
mente davvero. Bene, iniziai subito ad integrare la D,
anche se ero titubante coi dosaggi, e feci 2000 UI al giorno ed in tre mesi
passai da 25 a 41ng/ml. Iniziavo a sentire benefici e passai a 5000,
poi 10mila, tutto perché faccio da sola, ma volendo e potendo ci sono
medici per questo protocollo. Per stare più tranquilla col fattore calcio che la D mette in circolo , ho preso la K2-mk7 (Menakione). Ebbene
è proprio vero che decalcifica, e porta via i depositi di calcio dove
non devono essere. Infatti io avevo sempre periartriti e le ecografie
alle spalle trovavano depositi di calcio sui tendini che mi impedivano
di alzare le braccia. Faccio ginnastica e non ho più problemi di
funzionalità alle spalle.
Stamattina dopo tanto
tempo mi sono alzata dal letto senza dolore, in forma subito. Per questo
scrivo e spero che facciate tesoro di queste informazioni. Non dico guarita, perché intestino ancora da curare, ma almeno senza dolore è una cosa diversa. Importante
è credere in se stessi e smettere di ascoltare voci dai reumatologi e
pseudo guaritori, che per la Fibromialgia non si può fare nulla. Se ci
crediamo diventiamo le prime nemiche di noi stesse. Lo so perché ci sono cascata anche io per 5 anni. La
mi fibro era severa, Primaria 18/18 punti positivi. Ho passato mesi
dal divano al letto. La diagnosi confermata da tre reumatologi , tre
neurologi di terapia del dolore e due fisiatri. Quindi non era una falsa diagnosi.
La mia testimonianza non ha valore medico e non vuole sostituirsi a nessun professionista della salute. Documentatevi anche voi come ho fatto io e trovate specialisti olistici che possano darvi delle indicazioni e smettere i farmaci inutili e dannosi per la nostra condizione. Se si continua ad intossicare il corpo sarà difficile non peggiorare.
Leggi anche Le mie tecniche per sentirmi bene Per sapere quali integratori e dove li ho comprati solo come orientamento e non come consiglio, questa è la lista con le indicazioni per accedere a siti internet e farmacie on line